venerdì 29 agosto 2014

Una riflessione

Ieri finalmente un bel pomeriggio di sole. Ultimi giorni di asilo nido per il piccolino che a settembre inizierà la scuola materna, così cerco di godermi questi ultimi ritorni a casa insieme, soli io e lui, fra gelati e passeggiate. Decidiamo quindi di andare al parco giochi, dove poco dopo ci raggiungono anche il papà e il cucciolo di ritorno dal centro estivo. Si incontrano tanti amici, compagni di asilo e di scuola, famiglie che conosciamo. Un bambino che ho visto mille volte lì, avrà 5 anni, è vestito con pantaloni mimetici e ha un fucile giocattolo. Gioca a buttarsi per terra e sparare, gioca in pratica a fare la guerra. Ora, lo so che è un gioco comune, che chissà chi avrà visto farlo, un fratello o un cugino più grandi, magari un videogame. Immagino anche che in famiglia non gli abbiano dato importanza, o semplicemente non abbiano pensato all'associazione pantalone mimetico - guerra, soldato - morte, e così via. Ma in questi giorni in cui centinaia di bambini, come i nostri, muoiono a Gaza, o in Siria, o altrove nel mondo a causa della guerra... trovo davvero di cattivo gusto comprare un pantalone mimetico a un bambino. Mi è capitato spesso di vederne nei negozi e mi sono sempre rifiutata di comprarli, anche in passato. E in generale, preferisco che i miei figli giochino alle Tartarughe Ninja che sfidano dei non meglio precisati "Cattivi", o a Peter Pan contro Capitan Uncino, piuttosto che a mimare qualcosa che alcuni adulti fanno davvero e che provoca delle vittime fra cui, purtroppo, molti bambini.

giovedì 31 luglio 2014

Le mie giornate da single

Come dico sempre, quella settimana all'anno in cui il papà si porta in vacanza i bimbi e io resto sola in città a lavorare, è per me l'unica vera settimana di "ferie". Mi rendo conto di come è diversa la vita senza bambini. Più precisamente, quando sono sola posso:

1) mettere la sveglia un'ora più tardi;
2) fare la doccia e stare in bagno senza nessuno che bussa alla porta o semplicemente sta davanti alla porta ad aspettare che io abbia finito;
3) fare colazione con calma, in silenzio, leggendo le notizie sull'ipad;
4) uscire puntuale e tranquilla, senza nervi a fior di pelle per aver dovuto gestire emergenze di ogni tipo;
5) percorrere la strada da casa al lavoro in tutta calma, senza dover tirare su un duenne che ha deciso di sedersi sulle strisce pedonali, oppure di saltare ad ogni gradino di ogni negozio nel tratto dalla fermata dell'autobus all'asilo;
6) fare un'ora di pausa pranzo come tutti, mangiare un piatto caldo, sedermi in un posto carino, scambiare due chiacchiere con i colleghi e magari dopo fare anche una breve passeggiata;
7) se succede un'imprevisto in ufficio, potermi trattenere un po' di più, non avere l'ansia di dover scappare via prima, e di aver lasciato qualcosa in sospeso poi.
8) all'uscita dal lavoro poter fare un giro per i negozi, guardare i saldi, tornare con calma a casa perchè posso cenare all'ora che mi pare;
9) dopo cena, riuscire a vedere un film fino alla fine senza addormentarmi;
7) riuscire a sbrigare incombenze come portare l'auto a fare la revisione o andare in lavanderia, senza doverlo progettare con settimane di anticipo e smuovere mezzo mondo;
8) riuscire finalmente a mettere a posto armadi e librerie;
9) avere il tempo di leggere un libro, chiamare un'amica al telefono, mettere lo smalto alle unghie, e tanto altro ancora.

Però la casa mi sembra vuota, e i miei cuccioli mi mancano tantissimo... Non vedo l'ora di riabbracciarli e sbaciucchiarmeli tutti!


venerdì 27 giugno 2014

Non ditele solo che è bella

Ho appena letto questo articolo in cui si mostra uno spot americano che dovrebbe far riflettere i genitori sull'importanza delle parole e delle frasi che si dicono ai propri figli. Certamente spesso e volentieri lo si fa senza pensarci, magari perchè ci si è sentiti dire le stesse cose o sentivamo che i nostri genitori le dicevano alle nostre sorelle. Credo però che valga la pena fare attenzione al modo in cui si si fanno i complimenti o al contrario i rimproveri ai nostri figli, ovviamente non è tutto ma anche questo ha importanza. Non ho figlie femmine al momento, ma penso che anche con i maschi bisogna fare attenzione a quello che si dice, in modo che crescano liberi da pregiudizi di genere. Certo l'esempio che si ha in casa è fondamentale, ma anche nel gioco, rifiutare certi stereotipi è senz'altro una componente importante. Per esempio qualche giorno fa giocavamo con lo shuttle dei lego, il cucciolo impersonava l'astronauta, mentre io avevo un personaggio femminile. "Facciamo che lei era la mia fidanzata", mi dice. "Facciamo però che lei era anche l'ingegnere che aveva progettato lo shuttle", rispondo io. Lui mi fa "va bene" senza battere ciglio. Lei era la fidanzata perchè l'astronauta voleva essere lui, e lui voleva identificarsi in un personaggio maschile, non certo perchè pensava che lei essendo femmina non potesse essere altro! Ma se non gli avessi proposto questa variante, sarebbe stata solo la fidanzata dell'astronauta, magari che lo aspettava a casa mentre lui andava in giro per lo spazio fra mille avventure... Questi sono piccoli messaggi che gli inviamo, che forse potranno cambiare nelle nuove generazioni il modo di vedere le persone, di giudicarle e di interfacciarsi con loro.

venerdì 23 maggio 2014

Dolce o merenda?




La notizia scottante di questi giorni, é quella del sindaco a 5 stelle di Pomezia che ha introdotto la doppia tariffa per la mensa scolastica, con o senza "dolce". I giornali gridano allo scandalo, scrivendo che ci sarebbe discriminazione fra i bambini ricchi che possono mangiare il dolce, e quelli poveri che starebbero a guardare. Personalmente ho una forte antipatia verso i 5 stelle, e ogni scusa sarebbe buona per parlarne male. Però appena letta la notizia sinceramente qualcosa non mi tornava.

Innanzitutto mi sono chiesta l'opportunità di servire il dolce a fine pasto in una mensa scolastica, almeno così sembrava leggendo gli articoli in cui si parla addirittura di "dessert". Nella scuola materna di mio figlio hanno seguito tutto un programma di educazione alimentare, un altro sulla prevenzione dentale, il menù é scrupolosamente studiato dalla ASL affinché sia completo e bilanciato e non penso che in altri comuni funzioni tanto diversamente. Si parla tanto di obesità infantile, di cui abbiamo un triste primato in Europa (ma non siamo il paese della "dieta mediterranea"?), e nelle scuole servono il dolce tutti i giorni?

Ne parlo con degli amici che abitano proprio a Pomezia, e mi spiegano che le cose non stanno proprio così, che in realtà si tratta della merenda del pomeriggio, che non tutti i bambini consumano perché alcuni vanno via dopo il pranzo. Così alcuni genitori hanno protestato perché non vogliono pagare qualcosa che i loro figli non consumeranno. Quindi non bambini ricchi o poveri ma semplicemente bambini che restano al pomeriggio e bambini che vanno a casa prima. Ancora qualcosa non mi é chiaro, queste scuole servono il dolce tutti i giorni a merenda? Nella scuola di mio figlio le merende in genere sono yogurt o frutta, fette biscottate e marmellata, focaccia, succhi di frutta o the, latte e biscotti. Mi dicono che é così anche da loro. Ok, come al solito i giornali hanno completamente stravolto la notizia, anzi hanno proprio scritto fischi per fiaschi. L'incompetenza di certi giornalisti, che fanno capo a tutti i principali giornali italiani, é imbarazzante. Nessuno verifica, fanno copia e incolla e la notizia é fatta. Persino un post sulla 27 ora di stamattina fa tutta una disquisizione psico-filosofica sul significato del dolce... Davvero ridicoli!

Detto questo però, a pensarci bene le cose sono molto più gravi di come vengono descritte. Perché qui ci sono dei genitori che protestano perché vogliono "lo sconto" sulla base di quanto il proprio figlio consuma, come se una mensa scolastica fosse un ristorante qualunque in cui paghi ciò che hai ordinato e non un servizio al quale si contribuisce in maniera simbolica pagando ognuno secondo il proprio reddito. I giornali parlano di una quota di 4 euro, e di una differenza di 40 centesimi per chi volesse anche il "dolce". Quindi si tratta senz'altro delle fasce a reddito alto, in quanto quelle a reddito più basso pagheranno 1-2 euro, o sbaglio? E una merenda, che sia yogurt o frutta o latte e biscotti, costa davvero 40 centesimi? Per dire uno yogurt lo pago io 40 centesimi al supermercato, le banane 1.50 al kg, ci si aspetta che all'ingrosso costino parecchio meno. Siamo sicuri che sulla spesa totale una merenda incida per il 10% su una tariffa di 4 euro? Ho l'impressione che questo sia solo mancanza di senso civico, e di senso di appartenenza a una comunità. La solita mentalità italiana del "perché devo pagare un servizio se non ne usufruisco", perché non esiste uno stato, una società alla quale contribuiamo tutti e dalla quale riceviamo tutti, ma ognuno si fa gli affari suoi e paga solo ciò che gli interessa. E la cosa ancora più grave, a mio parere, é che un sindaco assecondi queste richieste, proprio lui che dovrebbe difendere le istituzioni pubbliche e quella comunità della quale é il primo cittadino.


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martedì 29 aprile 2014

Il mio commento su Galimberti

Da ieri gira un articolo, condiviso ed applaudito da tutti, in cui si riporta il pensiero di Umberto Galimberti sulla nostra società e il rapporto con i figli:

La nostra società ad alto tasso di psicopatia non è adatta a fare figli

Io sinceramente, pur trovandolo interessante e condivisibile in molti punti, non ne ho apprezzato alcuni passaggi.


Il filosofo e psicoanalista parla prima delle emozioni e dei sentimenti, delle "mappe emotive", e dell'importanza dei primi tre anni di vita. Fino qui, nulla da eccepire anzi, leggo con interesse quello che scrive dal momento che sono argomenti di cui ha grande competenza. Poi però scrive che la nostra società non è idonea a fare figli, e questo "perché i genitori, per sopravvivere, devono lavorare in due e quindi il tempo per la cura dei figli non c’è. I figli sono affidati a un esercito di baby sitter, o peggio alla baby sitter di tutte le baby sitter che è la televisione. I genitori non hanno tempo di stare con i bambini e si difendono cercando di dare loro un tempo-”qualità”, ma i bambini hanno bisogno di tempo-quantità. Hanno bisogno di essere riconosciuti passo dopo passo, disegno dopo disegno, domanda dopo domanda. Non basta fare quattro week end giocosi per avere una relazione con i figli." E qui, scusate, ma mi vengono i nervi. Si arriva sempre al punto che siccome si lavora in due (leggi: le mamme lavorano) allora i figli non sono ascoltati/sono trascurati e rischiano di diventare degli "handicappati psichici". Su questo punto, invece, avrei da dire un paio di cosette:


1) Forse il Prof. Galimberti non sa che in Italia le famiglie monoreddito sono la maggioranza. Dove siano poi questi "eserciti di baby-sitter" non lo so, forse nelle famiglie che conosce lui con redditi molto elevati. Quello che vedo io è che in genere gli eserciti sono di nonni, casomai. La televisione la possono guardare i bambini che passano molto tempo a casa, i miei figli ne guardano pochissima visto che comunque parte del pomeriggio sono all'asilo. I "quattro week end giocosi" la maggiorparte delle famiglie italiane neanche sa cosa siano, visto che a malapena arrivano alla fine del mese.


2) Non credo che "una volta" i bambini fossero più ascoltati di oggi, dai racconti dei miei genitori e dei miei nonni, ma anche leggendo i più famosi romanzi per l'infanzia, prima degli anni 70-80 i bambini ricevevano un'educazione molto autoritaria, non avevano diritto ad esprimere le proprie emozioni, in famiglie con molti figli in cui se avevi un problema dovevi tenertelo per te, un bambino vivace veniva represso con le botte (mia nonna diceva "mazza e panella fanno i figli belli"), per prendere parola a tavola dovevi chiedere il permesso, ecc. Insomma Gianburrasca e Pippi Calzelunghe li abbiamo letti tutti e sono storie che oggi fanno quasi sorridere, trovo persino difficile spiegare a mio figlio quale fosse il contesto in cui quei bambini vivevano.


Poi l'articolo segue con considerazioni sulla scuola, che condivido perfettamente, e le frasi conclusive sull'intolleranza, sui bambini che ricevono troppi regali... anche questo è assolutamente vero.


Credo che sia un peccato perchè le premesse sono buone, ma si è persa un'occasione per cogliere qual'è il vero punto: la nostra società non è migliore o peggiore, più adatta o meno adatta ad avere figli. Non è sbagliato lavorare in due e non credo nemmeno che lo pensi Galimberti. Il punto è che oggi possiamo dare un'educazione di qualità ai nostri figli, ne abbiamo gli strumenti e la cultura (che i nostri nonni non avevano) ma per fare questo non bisogna tornare indietro, perchè non è sufficiente che un genitore sia tutto il giorno a casa perchè un bambino costruisca correttamente la sua "mappa emotiva". Bisogna investire nell'educazione dei bambini e dei genitori, con gli asili, i consultori, strutture di supporto. Bisogna permettere ai genitori, entrambi, di dedicare tempo ai figli, senza essere penalizzati sul lavoro. Bisogna investire nella scuola, perchè se manca la carta igienica e gli insegnanti lavorano in condizioni di perenne emergenza è un po' difficile che la scuola possa essere "erotica", come dice lui. Probabilmente anche lui queste cose le sa, si tratta di una breve intervista, forse sono io che sto andando troppo oltre... mi piacerebbe però che gli esperti smettessero di esprimere giudizi sulla società, sui genitori di oggi, e iniziassero a sollecitare le istituzioni affinchè si diano da fare per le famiglie, per la scuola, per l'educazione e l'istruzione di tutti i cittadini, grandi e piccoli. La società non cambia se non le dai gli strumenti per cambiare.
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